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  • Cris S.

Quella Mattina_Capitolo 1

Aggiornamento: 27 feb 2020

Quella mattina faceva un freddo cane a Cervesina; ettari di prati desolati, immersi in un circuito che si stava svegliando troppo presto per quella Domenica d'aprile, dove la primavera sembrava essersi dimenticata di fare il suo lavoro. Mi metto da parte, in fondo al paddock semivuoto, ad osservare ciò che succede; ci sono già temerari che aspettano il loro turno per entrare in pista e chi tra i cordoli pare averci dormito. Mi apposto al muretto, convinto che con questo tempo il ritmo ci metterà un bel po' ad alzarsi, quando ecco sfrecciare di fianco alle mie orecchie un tuono a ciel sereno: "Che cacchio di diavolo è stato?", mi chiedo. Al secondo giro lo aspetto con lo sguardo puntato  all'ultima curva e vedo qualcosa che assomiglia a un Thypoon uscire incazzato dal fondo del rettilineo; mi passa così rasente al muro da percepire un forte spostamento d'aria, solitamente riservato al gsxr di turno tirato a collo con lo Yoshimura aperto che ti fracassa il timpano destro, solo che stavolta è quel piccolo scooter che usa Salvatore per portarti la posta a casa in centro al paese... A velocità sonica. Gli faccio qualche scatto, tentando di carpire l'essenza della sua velocità, ma mi escono solo immagini sfocate e decido che il mio lavoro da artista fallito per ora l'ho fatto. Passa un altro quarto d'ora e mi vedo un secondo Thypoon arrivare a razzo, con la testa del pilota  scomparsa... Dietro al cupolino. Tutto ok, penso; gli lancio qualche scatto e riguardo le immagini: mi accorgo che non era la strumentazione a fare da schermo a quel pazzo scellerato, ma l'intero scudo anteriore, col suo braccio sinistro ben nascosto dall'aria e lo sguardo rivolto al cemento. "Questo è un folle, ma che fa?" e osservo gli altri del turno misto, sulle Vespette e sugli zip rendendomi conto che ognuno di loro metteva in atto questo folle piano suicida, nella ricerca disperata nel milligrammo d'aria perfetto e del decimo di secondo guadagnato sul giro.

Non gliene fregava niente; si prendevano i loro riferimenti visivi guardando in basso col casco, che se gli si spostava il filo d'erba secco preso come punto di "alzati e frena o finisci in capo al mondo", sarebbero letteralmente decollati fuori dalla prima variante. Faccio finta che nulla di tutto ciò sia mai successo e tra un turno di prova a fuoco e un panino col crudo per pranzo, arrivano le prime gare. C'erano questi Zip che si lanciavano a tuono giù verso la prima staccata, appaiati a vita persa, sportellandosi con ogni bullone in corpo, come all'ultimo giro del gp di Catalunya dove il punto in più diventa fondamentale; Tmax incazzati con l'anteriore che non voleva starsene a terra, Thypoon che piegavano come Superbike e Vespette che sembravano non averne mai abbastanza, sfruttando perfino la scia del pettirosso che passava di lì per caso. Capisco subito che questo è un circolo di folli; che in Superbike non hanno capito nulla della vita e che qualcuno di questi fenomeni dovrebbe andare ad insegnare come si piega una Motogp. Mi dirigo verso il parco chiuso, confuso e in preda a folli viaggi spaziali, perché voglio dargli uno sguardo più da vicino. Trovo scooter di un tempo, che si reggono in piedi ancora per miracolo portando il loro retaggio con dignitoso disagio. Carene tagliate, assemblate come mio cugino saprebbe fare, forate col trapano storto di papà e blocchi motore ufficiali, tirati a lucido, carburatori da battaglia e quegli scarichi che a 15 anni ti sognavi di notte perché erano troppo racing per passare inosservati, in centro al paese davanti al liceo classico della tipa che ti piaceva. Torno indietro al passato, ai bei tempi dove contava solo andare più veloce, fare più rumore e tornare a casa sani e salvi, col libretto del motorino in mano, perché anche stavolta l'avevi scampata grossa.


Nakano;

Cervesina, Aprile 2019


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